Storia delle Azzorre

Storia delle Azzorre

In questa pagina potrai leggere e imparare un po’ di più sulla Storia delle Azzorre – in forma riassuntiva.

A causa della sua posizione geografica, dove Geografia e Storia si fondono profondamente, le Azzorre possiedono una ricca tradizione di supporto marittimo – forse importante fin dall’Antichità – e anche aeronautico.

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Storia delle Azzorre

Se non si conoscesse la centralità delle isole Flores e Corvo nell’Atlantico del Nord e la loro posizione particolare rispetto al firmamento, confermata ancora oggi da chi naviga con strumenti antichi, sarebbe curioso constatare che i soli due riferimenti pre-portoghesi alle Azzorre sono entrambi relativi all’isola di Corvo e possibilmente fenici.

Le peculiari condizioni atmosferiche nell’area dell’arcipelago, dove l’anticiclone determina il tempo per l’Europa e il Nord Africa, hanno ostacolato per secoli il loro ritrovamento e il loro rintracciamento, fino alla stabilizzazione delle rotte marittime.

La scoperta – Storia delle Azzorre

Dai documenti della Storia delle Azzorre giunti fino a noi, Santa Maria è la prima isola la cui scoperta viene ufficialmente divulgata: 1427, anno indicato nel celebre mappamondo maiorchino di Gabriel Valsequa.

L’Infante D. Henrique inizia però a popolare l’isola solo nel 1439. Flores e Corvo, avvistate solo nel 1452 o poco prima dai piloti Diogo de Teive e Pedro Vazquez e che per molto tempo sarebbero state chiamate “Altro Arcipelago”, vennero a completare la conoscenza delle Azzorre, 25 anni o circa una generazione dopo Santa Maria.

Protette dalle brume attorno alle isole, le aquile dalla coda rotonda (Buteo buteo rotschildi), rapaci endemici che sorvegliavano l’orizzonte atlantico, avrebbero dovuto attendere poco tempo per lo sbarco dei pionieri del popolamento.

I primi colonizzatori, privi di manuali di ornitologia, battezzarono Azzorre quegli uccelli mai visti. Il loro elegante fluttuare tra nuvole e coni vulcanici non lasciò dubbi sul loro primordiale dominio e la denominazione che prevalse, tra le altre, fu proprio quella di Isole delle Azzorre.

Il matrimonio della principessa D. Isabel con Filippo il Buono, signore delle Fiandre, regione allora all’avanguardia della conoscenza e della tecnologia proto-industriale europea, favorì altamente il popolamento dell’arcipelago.

L’intelligenza della giovane signora portoghese delle Fiandre condusse fino alle isole un’ondata di avventurieri nobili e artigiani qualificati fiamminghi, per la guida tecnica e la fattibilità economica immediata del popolamento.

Il Portogallo garantirebbe l’apparato politico-amministrativo e anche la necessaria manodopera, proveniente dalle zone rurali dell’interno del Paese. Fin dall’inizio, si rivelò vantaggiosa per i tesorieri del Regno la “joint-venture” con i fiamminghi, che fecero della coltivazione ed esportazione del guado e di altre tinture naturali l’attività più redditizia dell’arcipelago, eccellente biglietto da visita nei principali mercati europei, dal Mediterraneo al Mare del Nord.

Per la difficile colonizzazione di isole perdute nell’oceano occidentale, il Portogallo seppe cooptare anche altri stranieri esperti. Come scrive James Guill, prima della scoperta ufficiale “…non esistevano Açoreani. Però, esistevano 2000 famiglie portoghesi, spagnole, italiane, inglesi, fiamminghe, scozzesi, tedesche, ebree e moresche i cui membri avrebbero viaggiato fino all’arcipelago, di propria volontà o deportati, per trasformarsi nelle radici di un popolo insulare che più tardi sarà orgoglioso di chiamarsi Açoriano…”.

Tuttavia, il cosmopolitismo del popolamento non tolse alle isole l’indiscutibile prevalenza della cultura lusitana, con il dominio assoluto dei valori architettonici, religiosi, sociali e gastronomici di varie regioni del Portogallo, dall’Algarve al Minho, culla di contingenti di futuri açoriani.

Fu dopo le sensazionali Scoperte geografiche, dei secoli XIV-XVI, che si stabilirono le rotte marittime transcontinentali, di andata e ritorno, con i paesi della Penisola Iberica, del Mediterraneo e del Nord Europa.

Le Azzorre, a causa delle condizioni dei venti alisei atlantici, divennero l’arcipelago più ricercato, per imbarcare rinfreschi, rileggere le stelle e correggere la rotta. Furono il punto d’incontro di tutte le rotte di ritorno, l’asse delle comunicazioni di tre nuovi continenti con il quarto, che le aveva “scoperte”, quell’Europa che alla luce delle Scoperte uscì dall’oscuro Medioevo, per fiorire nel Rinascimento.

Le Acque delle Azzorre – Storia delle Azzorre

Nella Storia delle Azzorre, le acque delle Azzorre furono il fulcro della navigazione atlantica per tre secoli, dalla “riscoperta” delle Canarie (Lanzarotto Malocello, 1336?) e i viaggi per conto di Afonso IV, l’Africano (Africa, inizio del Trecento), che diedero origine al Giro della Guinea e al traffico degli schiavi, all’oro e alle pietre preziose della Carrera de las Indias (Caraibi, America Centrale e Latina – Colombo e Castiglia, 1492); dalle droghe e spezie della Carreira da Índia (Asia, Vasco da Gama, 1498) all’ufficializzazione del Brasile (Sud America, Pedro Álvares Cabral, 1500).

Oltre al cosmopolitismo dell’insediamento, con le sue alchimie genetiche che differiscono da isola a isola, fu il porto di Angra, sull’isola Terceira, che tra il XV e il XVIII secolo divenne il più importante punto di appoggio alla navigazione europea transcontinentale, un vero crocevia di civiltà.

Con un’economia inizialmente orientata all’esportazione di guado e grano, Terceira inizia a svolgere il suo nuovo e importante ruolo già nella seconda metà del XV secolo, quando uomini come Lucas de Cacena e Ferdinand van Olmen tentarono avventure occidentali a vela, prima che Cristoforo Colombo avesse successo.

Con il XVI secolo, Angra continua ad essere punto di partenza di audaci spedizioni verso Ovest (fratelli Corte Real, João Fernandes Lavrador…) e diventa porto di scalo obbligatorio per le navi che portano le ricchezze delle Americhe, alle quali si aggiungono i galeoni delle Indie.

Baía Horta (Faial) em 1935

In quel periodo, Terceira è un emporio di oro, argento, diamanti e spezie che gli europei vedevano spesso per la prima volta, il che attira la brama di corsari francesi, inglesi e fiamminghi e fa sì che le sue coste siano oggetto di continui attacchi per diversi secoli.

Nel 1583, forze spagnole comandate da D. Álvaro de Bazan riescono a dominare l’isola, dopo violenti combattimenti. Fino al 1640, anno della Restaurazione che pose fine al Dominio Filippino in Portogallo e nelle Isole, Terceira fu porto di scalo regolare dei galeoni spagnoli, che portavano le favolose ricchezze del Perù e del Messico.

Gli spagnoli, che arruolarono le popolazioni delle varie isole per la costruzione di opere pubbliche (sentieri acciottolati, ponti, ecc.), furono espulsi con la Restaurazione e la vita tornò alla normalità, mantenendo l’isola la sua posizione di centro economico, amministrativo e religioso delle Azzorre fino all’inizio del XIX secolo.

Le guerre liberali portano Terceira a svolgere, ancora una volta, un ruolo importante nella storia del Portogallo. Fedele al partito liberale dal 1820 e dopo varie vicissitudini, Terceira si trasforma nella principale base dei liberali, quando, con una svolta nel 1828, gli assolutisti vengono dominati.

Di fronte a Vila da Praia si combatte, nel 1829, una violenta battaglia navale in cui le forze migueliste vengono sconfitte, seguita dall’installazione della reggenza sull’isola e dalla successiva conquista delle restanti isole dell’arcipelago per la causa liberale. Da Terceira partono per il continente, nel 1832, l’armata e l’esercito che, dopo lo sbarco a Mindelo, proclamano la Carta Costituzionale portoghese.


Epopea Baleniera – Storia delle Azzorre

Una breve crociera nella storia dell’epopea baleniera rivela che Flores fu la prima stazione costiera delle Azzorre, nata intorno al 1856-57. Le due lance precursori, ordinate negli Stati Uniti da José Constantino da Silveira e Almeida, stazionarono per i primi 4 anni a Fajã Grande e nel 1860 catturarono la balena n.° 1 di Flores: 80 barili di olio, di valore equivalente a 2.500-3000 alqueires di mais, venduti con entusiasmo a Faial.

Nel dicembre 1864 esistevano già sull’isola tre stazioni baleniere e i floresiani furono anche i promotori, dal 1860, della nuova “modalità” di pesca a Faial, da dove la caccia ai mammiferi si propagò alle altre isole.

Il pionierismo delle stazioni costiere di Flores nella caccia alla balena nell’Arcipelago è conosciuto come “fase americana”, precursore e avventurosa; solo mezzo secolo dopo si sarebbe affermata la “scuola” di baleniera, più tecnica e più redditizia, dei popoli di Pico e Faial – soprattutto – e di altre isole.

Pesca della Balena - São Miguel - Azzorre (Storia delle Azzorre)

Nella seconda metà del Settecento, le navi baleniere della colonia britannica in Nord America che iniziarono a frequentare le Azzorre, si trasformarono nel principale veicolo dell’emigrazione insulare. Cambiò così la loro rotta: dal Brasile, destinazione più antica della diaspora azzoriana, all’America orientale, meta delle campagne biennali di caccia in giro per il mondo, di ritorno ai porti balenieri di New Bedford e Nantucket, conosciuti da qualsiasi azzoriano e che proiettarono il marinaio delle Isole nel protagonismo di quell’epopea, illustrata e simboleggiata dal Moby Dick di Melville.

Dallo stato del Massachusetts, l’emigrazione azzoriana si estese fino alla costa occidentale americana e al Canada, al Far West della febbre dell’oro e altre terre di frontiera: dalle Bermuda alle Hawaii, dall’Africa all’India, da Malacca a Macao e dall’Indonesia all’Australia e alla Nuova Zelanda. Questo rapporto estremo con la Natura, la vocazione pionieristica e di conquista dei discendenti delle genti dell’Infante D. Henrique, il loro spiccato spirito di adattamento, si configurano come la quintessenza del popolo azzoriano.

L’apogeo della caccia alla balena nelle Azzorre iniziò a delinearsi alla fine degli anni Trenta del XX sec. All’epoca si costruivano già canoe in quasi tutte le isole e in seguito, mentre l’Europa bruciava, il difficile investimento nella costruzione di adeguate fabbriche baleniere accompagnò la straordinaria salita internazionale del prezzo dell’olio, che si verificò alla fine del II Conflitto Mondiale.

L’Epopea Baleniera si concluse definitivamente negli anni Ottanta, con le moratorie internazionali. L’ultimo capodoglio nel Gruppo Occidentale fu arpionato nel 1981, mentre sull’isola di Pico la baleniera continuò, in modo estemporaneo, fino al 1987. Ai giorni nostri, si è passati dalla caccia alla balena alla regata di lance e al whalewatching.

Agricoltura e Industria – Storia delle Azzorre

Nei mesi invernali e talvolta anche in estate, quando il mare ruggisce minaccioso attorno alle fajãs, l’agricoltura nelle fertili terre costiere dedicate ai cereali affronta giornate difficili: è a causa della salsedine.

Nel “mato” o “sertão” delle Azzorre, il bestiame bovino aveva iniziato a dettare l’emancipazione della tradizionale ovicoltura; l'”Avvento della Mucca” avrebbe tuttavia provocato la paralisi graduale dei telai, da quando, alla fine del XIX secolo, i ritornati dall’America del Nord portarono nelle Azzorre le prime zangole e scrematrici, innestando nelle isole il germoglio dell’industria lattiero-casearia.

Questa venne a sovrapporsi all’industria casalinga del burro, più evoluta nell’isola di São Jorge, dove già si produceva formaggio, seguendo tecniche francesi e inglesi. I progressi nella produzione di latticini e l’aumento dei pascoli portarono, a loro volta, all’instaurazione di un grave squilibrio cerealicolo, che negli anni ’30 portò diverse isole alla carestia, mentre durante i secoli XVI, XVII e XVIII avevano sempre esportato abbondante grano.

Tra molti altri, i due prodotti delle fertili terre delle Azzorre che portarono più lontano il nome dell’Arcipelago furono senza dubbio il Vino e l’Arancia. Di quest’ultima, ancora presente in abbondanza, si poté parlare di un vero e proprio “ciclo” di produzione ed esportazione, protagonista soprattutto dell’isola di São Miguel e diretto verso l’Inghilterra, con un apice nel XIX secolo e oggi concluso.

L’arancia esportata in Inghilterra portò a São Miguel una grande prosperità, dalla fine del XVIII secolo. Una malattia sterminò gli aranceti a partire dal 1860, ma presto l’iniziativa locale introdusse nuove colture – tabacco, tè, lino della Nuova Zelanda, cicoria, barbabietola da zucchero e ananas, che garantirono la sopravvivenza economica e alle quali si aggiunsero diverse industrie, l’incremento della pesca e dell’allevamento.

Il Vino sta nuovamente risvegliando interesse nelle Azzorre. Furono ritrovate antiche e preziose bottiglie di verdelho di Pico nel Regno Unito e persino nella cantina degli Zar di Russia, e le isole di Pico, Terceira, Graciosa e São Jorge sono quelle dove l’antica arte della vinificazione rimane più viva.


Emigrazione – Storia delle Azzorre

La popolazione emigrata, attualmente stimata in un milione di abitanti delle Azzorre, tra prima, seconda e terza generazione, rappresenta il quadruplo degli abitanti delle Isole.

Da qui si designa spesso il “Nuovo Mondo” come la “decima Isola”. Recentemente, i lunghi cammini dell’emigrazione hanno preso il verso inverso, con le persone che ritornano nella Regione, Autonoma della Repubblica Portoghese dall’ultimo quarto del XX secolo.

La grande maggioranza torna nella terra natale, per godere dei propri anni di meritata pensione. Finanziariamente sicuri, i “ritornati” sentono la nostalgia del modo di vivere delle Azzorre e delle loro tradizioni; un modo di vivere apprezzato anche da persone di altre nazionalità, che hanno contribuito a un piccolo aumento della popolazione non portoghese nell’Arcipelago.

Entrambi questi gruppi di persone, gli ex-emigranti e gli stranieri, cercano uno stile di vita e attrazioni diversi da quelli che possono trovare nelle nazioni dette sviluppate.

Attualità – Storia delle Azzorre

La Regione Autonoma delle Azzorre si trova all’ideale crocevia tra la Natura – ancora primordiale – e la tecnologia, in piena implementazione. Infatti, le Azzorre, protette dal loro isolamento geografico, sono passate direttamente dalla civiltà agricola ancestrale alla prima linea della nuova modernità post-industriale.

Turismo Rurale, Ecoturismo e Agroturismo, modalità turistiche in sintonia con la Natura, preconizzano una Rivoluzione del mondo rurale non solo possibile, ma anche economicamente vantaggiosa, un’opportunità eccellente per qualsiasi abitante, dottore o contadino delle isole oceaniche.

Il Popolo Azzoriano oggi ha grande piacere nell’accogliere persone di varie culture in casa propria, che possono insegnargli molto, soddisfacendo curiosità sul Resto del Mondo.

Il visitatore del XXI secolo, che può anche imparare molto dalla nostra peculiare esperienza atlantica, vede nelle Azzorre un’incredibile Zona di Libertà, ricercata per fuggire dalla “corsa dei topi” delle città, per respirare l’aria pura e camminare, ai bordi dell’oceano, di laghi, cascate e picchi vulcanici, punteggiati da mucche ancora vegetariane e uccelli senza influenza, o per immergersi nelle profondità marine travestito da pesciolino, delfino o capodoglio.

Le immagini presenti in questa pagina sono state tratte dall’Archivio di Immagini della Storia delle Azzorre su Tumblr.

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